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OGGETTI PER USO LITURGICO

Scenario europeo della produzione

Was aber die Schönheit sei, daß weiß ich nit

Che cosa sia la bellezza, io non so                       

   Albrecht Dürer

Gli oggetti usati per il culto della Chiesa cristiana cattolica sono numerosi e rispondono alle molteplici esigenze dell'assemblea che si riunisce all'interno delle chiese per la celebrazione. Fra questi hanno grande importanza i vasi sacri e, in particolare, il calice e la patena in cui vengono offerti, consacrati e consumati il pane e il vino eucaristici. Accanto ai vasi sacri, si usano anche altre suppellettili, sia oggetti d'uso sia elementi di arredo, che servono a preparare lo spazio della celebrazione e accompagnano le azioni rituali che vi si svolgono.

La mostra espone un panorama di oggetti liturgici selezionati dalla produzione europea, ponendosi l’obiettivo di evidenziare l’influenza degli orientamenti postconciliari sull’attuale produzione dei vari Paesi. Sono esposti anche oggetti non concepiti in origine per l'uso liturgico ma che, per le loro qualità, risultano ugualmente utilizzabili in tale ambito.

Sono esposti oggetti liturgici che cercano un dialogo con la contemporaneità, con i suoi stimoli molteplici, con i suoi linguaggi e le attuali modalità espressive, attraverso una ricerca estetica originale, l’adozione di un registro espressivo equilibrato. Oltre che all’originalità della ricerca estetica, sono stati selezionati oggetti aderenti agli orientamenti espressi dai documenti del Concilio Vaticano II e successivi. È stata infine riservata una particolare attenzione alla sobrietà, alla nobiltà e alla bellezza da cercarsi più nella forma e nei materiali utilizzati che nella fastosità dell’ornato.

Oltre ad artisti e atelier appositamente invitati, espongono anche alcuni produttori che si contraddistinguono per ricerca, innovazione nei materiali e nelle forme, aderenza ai dettami conciliari.

Nobiltà, semplicità, bellezza: sono questi i tre termini che  sintetizzano la riforma liturgica. ‘Nobile bellezza’ delle arti chiamate al servizio della liturgia al posto di una mera sontuosità (SC 124) e ‘nobile semplicità’ dei riti liturgici (SC 34). Ogni manifestazione della bellezza porta con sé un naturale carattere di nobiltà: la bellezza è sempre nobile e lo è nella misura in cui è semplice e si manifesta nella Liturgia come un vero e proprio ‘stile celebrativo’.

Infatti, emerge dalla  Sacrosanctum Concilium (SC 124)  un’idea di arte sacra ispirata alla semplicità e alla sobrietà,di elevato livello qualitativo, perché “le cose appartenenti al culto  devono essere veramente degne, decorose e belle, segni e simboli delle realtà soprannaturali”. Se anticamente i segni della differenza erano dati soprattutto dall’uso di materiali preziosi, oggi la differenza può essere data dalla bellezza delle linee, dalla qualità artigianale, dall’essere pensati e realizzati proprio per quella sola chiesa o, anche se di serie, per un certo tipo di Chiesa.

Sarà interessante esplorare il tema anche nella vita della Chiesa di oggi: la scelta di povertà e semplicità di Papa Francesco non è compiuta infatti a dispetto del “bello”. Innumerevoli volte in questi anni il Pontefice ha parlato del valore quasi sanativo della bellezza e ne ha fatto riferimento anche riguardo alla liturgia, come riflesso luminoso del cuore, di ciò che viene dal profondo della propria fede.

Il Comitato Scientifico di Koinè Ricerca, la sezione culturale della Rassegna che promuove la ricerca ed il dibattito nel campo dell’architettura e del design per la liturgia, ha intercettato la ricerca da parte di artisti, ma anche di valenti artigiani e laboratori artistici per quanto riguarda le forme, i materiali e l’aspetto iconografico. Alla sovrabbondanza  di immagini e simboli si predilige sempre più  il bisogno di semplicità e autenticità espressa dalla Chiesa, in continuo riferimento ai valori autentici della pastorale e della liturgia, contenuti nei documenti conciliari.

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